La novità
A luglio 2026 sei ghepardi — tre maschi e tre femmine — sono stati rilasciati nel settore meridionale del North Luangwa National Park, in Zambia. È il primo passo di un programma di reintroduzione che punta a diciotto animali entro il 2027 e che riporta la specie in una valle da cui era sparita alla fine degli anni Novanta.
Gli animali arrivano da quattro riserve private sudafricane e sono stati scelti perché già abituati a convivere con i leoni. Dopo la quarantena sono stati trasferiti in aereo e liberati dentro un santuario recintato di duemila ettari, dove restano in acclimatazione. Ognuno porta un collare satellitare e un radiocollare, e il monitoraggio è affidato a otto operatori formati, con camera trap e pattugliamenti a terra e dall’aria.
Il progetto è coordinato dall’autorità dei parchi zambiana insieme a più organizzazioni di conservazione, con approvazione governativa arrivata nel 2024 e lavori iniziati l’anno successivo. Una quota consistente del budget è destinata alle comunità locali e alla sicurezza dell’area: nel solo 2025 sono stati creati centottantatré posti di lavoro nella zona di gestione adiacente.
Un chiarimento utile per chi sta programmando un viaggio: i ghepardi si trovano in North Luangwa, non in South Luangwa, e l’area di rilascio non è visitabile. Chi vuole vedere ghepardi in Zambia deve guardare al Kafue, in particolare Busanga e Nanzhila, o alle Liuwa Plains, da luglio in avanti.
È una notizia di conservazione, non un argomento di vendita: chi prenota il South Luangwa sperando nei ghepardi torna deluso e ha ragione. Vale però la pena raccontarla, perché spiega bene come funziona un progetto di reintroduzione e perché lo Zambia sia uno dei paesi più seri su questo fronte. Per i ghepardi, in Zambia, si va in Kafue o a Liuwa.
